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Andry
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Published on: Tuesday 1st May 2012 at 17:2, Last modified on: Tuesday 1st May 2012 at 17:2, Number of views: 0
Due terzi - Duecentoquarantaquattresimo giorno

Dividendo 365 per 3 e moltiplicando per due, il numero che ne esce è 243.3 con 3 periodico. Eccomi qua, due terzi el programma Vulcanus sono infine passati e di questa esperienza inizio a sentirne l'imminente termine.

Sono tornato da una giornata icredibile con i miei genitori a Tokyo dove abbiamo passato insieme due giorni incredibli. Loro andranno via dopodomani e sarà un'altra volta un riallontanarsi. La loro partenza getta inevitabilmente un inizio al conto alla rovescia che mi vedrà tornare il primo Settembre in patria alla fine di questa avventura che però, adesso, non è ancora davvero finita.

Sento l'odore di molte novità nell'aria. Al lavoro ho ingranato bene e sembra che abbia scoperto qualcosa di davvero significativo. I miei sono venuti a trovarmi in Giappone. Fino ad ora ho conosciuto tante persone e le amicizie che ho in Italia mi hanno tirato l'orecchio intimandomi a farmi sentire di più.

Pur tra impegni e qualche difficoltà, sento che i prossimi mesi saranno davvero intensamente pieni di cose nuove e da scoprire. Non chiedo niente di più. Questo post è in onore a questi duecentoquarantaquattro giorni passati finora da quel primo Settembre di un anno fa.

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Published on: Tuesday 24th April 2012 at 15:36, Last modified on: Tuesday 24th April 2012 at 15:36, Number of views: 0
Nara-Kyoto e Kyoto-Nara, there and back again... in jitensha - Duecentoventottesimo giorno

Domenica 15 io e l'amico Polacco abbiamo deciso di fare una follia: andare a Kyoto e tornare in bicicletta.

Andata e ritorno, jitensha a tutta birra (naturalmente si fa per dire)

Facendo un rapido resoconto numerico ecco quello che ci aspettava: 45 kilometri (sola andata) di pista ciclabile da Kizugawa (傷川) a Kyoto Arashiyama (嵐山), scarpinata e salita del monte Arashiyama, 13 kilometri circa dalla stazione di Nara all'inizio della pista ciclabile. In tutto 116 kilometri in teoria; in pratica, saranno stati almeno 130 a causa del fatto che abbiamo deviato dal percorso ciclabile una volta giunti a Kyoto.

Un Sabato strepitoso

In realtà però la storia comincia dal giorno prima: Sabato. Era stata una giornata perfetta oserei dire, un sole bello ed un cielo praticamente sgombro di nuvole. Si trattava dell'ultimo finesettimana che ci permetteva di poter vedere i Sakura in fiore, la settimana dei Sakura full blossom. Avevamo quindi deciso, sia per la bella giornata, che per la mancanza di soldi, di riandare a Kouriyama (郡山) per vedere i Sakura del castello Kouriyama-jo (郡山城). Io ero andato già prima assieme ai miei colleghi in quel posto la settimana scorsa e anche l'amico Polacco ci era stato (molto prima però). Si tratta di un posto davvero bello con un castello al centro della zona abitata, non grande, al cui centro è anhe presente un tempio Buddista.

Mentre vagavamo tra gli alberi di Sakura e facevamo foto, ad un tratto una coppietta seduta su un telo vicino a dei Sakura intenta nel praticare l'Hanami (花見 ovvero mangiare e bere sotto gli alberi di Ciliegio durante la loro fioritura, una specie di pic nic di Aprile) ci ha richiamati invitandoci a sedere e bere con loro. A me non sarebbe dispiaciuto ma il Polacco ha voluto che rifiutassimo. In effetti poteva avere un poco ragione in quanto l'Hanami si basa soprattutto sul bere, non ci avrebbero lasciati andare facilmente se prima non avessimo bevuto un'intera birra con loro. Però ribadisco il mio concetto: mitici Giapponesi.

Dopo Kouriyama e il castello (da Nara saranno stati 13 kilimetri o giù di lì), siamo tornati verso Yamato-Saidaiji (大和西大寺), la cittadina che passiamo ogni giorno per andare al lavoro (si tratta anche di una stazione che fa da snodo principale sulla linea ferrata della Kintetsu; da lì si può cambiare per tutte le direzioni, Osaka e Kyoto comprese). Ormai era mezzogiorno passato e siamo tornati in direzione di Nara. E' stato tornano che abbiamo deciso l'indomani di imbarcarci in questa famosa pista ciclabile e vedere se saremmo riusciti a ritornare sani e salvi a Nara (o a fare almeno il primo tratto).

Partenza

L'indomani, con un poco di ritardo sulla tabella di marcia (quando si ha a che fare col Polaco è tutta una tabella di marcia, bah almeno si fanno cose interessanti con lui), non per colpa mia sia chiaro, e siamo partiti con le bici che il giorno seguente avevamo controllato (alla mia ho dovuto gonfiare le gomme che erano pochetto a terra, il bello è che l'ho fatto davanti casa mia, in una stazione per le gomme da bici a costo zero fai-da-te). Equipaggiamento: macchina fotografica, zainetto, felpa arancione catarifrangente, maglietta da corsa a maniche lunghe, maglietta da corsa a maniche corte, pantaloncino da corsa e calzamaglia sportiva che faceva un poco di freschetto.

Andata

Verso le 10.30 circa abbiamo raggiunto Kizugawa e da lì abbiamo iniziato il nostro percorso. Si tratta proprio di una pista ciclabile con tanto di marker che (ogni 6 o 10 kilometri) indica quanto manca all'arrivo a Kyoto Arashiyama. I primi dieci chilometri sono passatti abbastanza traquillamente e devo dire che scorrevano infretta malgrado non stessimo forzado tantissimo. Mi sono stupito nel realizzare quanto facile sia stato macinare 25 kilometri o poco più senza quasi mai fermarci. Siamo andati avanti spediti (senza troppa fretta) e in men che non si dica eravamo già a metà percorso. Strabiliante!

Durante il tragitto abbiamo potuto anche appurare come non eravamo gli unici a fare quella pista. A quanto pare erano anche altri a voler arrivare a Kyoto in bicicletta. C'erano ragazzi, ragazze, pure i vecchietti erano in bici con le loro attrezzature da sembrare professionisti (e magari lo erano pure). Un poco la cosa ha colpito il mio orgoglio, ma è stato comunque bello non essere gli unici pazzi in Giappone a farsi tanti kilometri in bici (abituati ai nostri 24 kilometri giornalieri casa-lavoro lavoro-casa).

Arrusti e mangia, versione nipponica

Prima di arrivare a Kyoto, verso circa metà del percorso ci siamo imbattuti in uno strano ingorgo umano. La pista ciclabile si snoda attravero un percorso che in sostanza costeggia costantemente il fiume (non so se è sempre lo stesso o meglio non me lo ricordo), però a tratti costringe i ciclisti a deviare sull'altra sponda o a passare in mezzo a delle zone abitate. Poco dopo il venticiquesimo kilometro abbiamo iniziato ad intravedere un ponte davvero molto grande (un ponte autostradale) ed il fiume in quel frangente iniziava ad allargarsi più del doppio. Mentre proseguivamo e ci avvicinavamo al punto di incontro tra il nostro percorso e l'imbocco del ponte sulla destra, ci siamo dovuti bloccare perchè lungo la pista ciclabile (che faceva anche da marciapiede) c'erano un sacco di persone in transito. Proprio all'incrocio stradale che sulla destra dava verso il ponte, mentre perpendicolarmente era attraversato dalla naturale continuazione del nostro percorso (la pista ciclabile però deviava a destra in direzione del ponte), un sacco di gente andava e veniva verso sinistra. Inoltre i passeggiamenti laterali sul ponte erano pieni di gente e non si capiva dove si stessero dirigendo. Ci abbiamo messo un poco ma poi abbiamo fatto 2 + 2. Alla nostra sinistra c'era un montre con un tempio a metà della sua altezza che sembrava essere stato incastonato sulla sua superficie. Inoltre, mentre attraversavamo il ponte a piedi e bici alle mani, visto il vagar di così tante persone, abbiamo vesto che lungo il fiume che tavamo attraversando, sul bordo destro, c'erano un sacco di alberi di Sakura in piena fioritura, e un sacco di Giapponesi stesi al suolo a prendere il sole, sotto gli alberi a mangiare oppure chi addirittura ad arrostire cibarie. In sostanza, un'uscita domenicale stile barbeque in piena regola.

Hanami a tutta birra (e questa volta non si fa per dire)

Qui in Giappone c'è una parola che descrive l'uscire e mettersi sotto gli alberi di Sakura a mangiare stile pic pic e soprattutto a bere: Hanami (花見). Come ho già anticipato in precedenza si tratta di un'usanza che riguarda prettamente il periodo della fioritura dei Ciliegi. L'attività fodamentale di questa usanza è il bere più del mangiare. Non a caso, infatti, si vedevano, lungo la strada, un sacco di Giapponesi tornare a braccetto o barcollando nell'evidente tentativo di riacquistare un equilibrio almeno apparente.

CI siamo un poco stupiti io e Przemyslaw (questo il nome inpronunciabile del Polacco) mentre attraversavamo il ponte e vdevamo tutta quella gente intenta a bere e mangiare in uno stile da pic nic tutto nipponico. Nel mio caso mi ha piacevolmente ricordato l'usanza Siciliana dell'Arrusti e Mangia.

Arrivo a Kyoto

Quando eravamo a circa 5 kilometri dalla destinazione abbiamo fatto fatica a ritrovare la pista ciclabile. Un difetto di questo percorso è che quando si interrompe bisogna ritrovarlo. A volte il relativo cartello che ne indica il proseguo si trova abbastanza vicino dal punto dell'interruzione, ma altre volte bisgogna cercarlo meglio. Stufi di questo io e il Polacco, oramai arrivati a Kyoto, avevamo deciso di mandare a quel paese il percorso e dirigerci verso la stazione centrale nel bel mezzo della città; da lì sapevamo come raggiungere l'Arashiyama (basta tirare ad Ovest e continuare dritto).

Abbiamo raggiunto la stazione verso le 14.30 circa mi pare di ricordare. Una volta lì abbiamo inforcato le machine fotografiche e fattoci una foto con le bici con lo sfondo dietro della stazione centrale. Sorriso sul volto avevamo comnpletato il percorso che fino a prima facevamo solamente in treno. Se devo essere sincero non eravamo stanchissimi, però la fame iniziava a far si che i nostri stomaci iniziassero a mettersi in moto senza il minimo accorgimento che vi fosse o meno qualcosa da digerire (se non avessimo trovato entro 15 minuti un posto per sederci e mangiare ci saremmo autodigeriti o probabilmente ci sarebbero potuti essere spiacevoli episodi di cannibalismo).

Grazie al cielo, lungo la strada abbiamo trovato un Sukiya (すき家, una catena i ristoranti Giapponesi, si tratta anche di fast food però con piatti tipici invece dei burger) e li ci siamo fermati a mangiare. In effetti si era visto lì lo sforzo che avevamo fatto perchè appena mi è arrivato il piatto davanti mi ci sono fiondato finendo in meno di tre minuti la porzione large di riso e carne che avevo ordinato. RIprese un poco di forze ci siamo rimessi sul sellino e abbiamo raggiunto l'Arashiyama.

Arashiyama

Siamo arrivati infine all'Arashiyama per vedere gli ultimi fiori di Ciliegio nella loro fioritura completa. Si tratta questo di un monte abbastanza famoso per l'Hanami o anche semplicemente per vedere i Sakura in fiore. Quando siamo arrivati, alla fine della pista ciclabile alla quale ci eravamo ricongiunti, ci ha accolto un'atmosfera viva e allegra con alberi di Sakura d'appertutto e una marea di gente e bambini in giro. Molti di loro avevano preparato i teli per terra stile pic nic, molte coppie si erano sistemate in riva al fiume o sotto i ciliegi e tantissimi chioschetti di roba fritta, soba, udon ed altro erano pronti a sfamare un poco tutti. Abbiamo fatto molte foto in quel frangente e mentre percorrevamo di lato il fiume, dopo aver attraversato un altro ponte, finalmente abbiamo iniziato a salire un poco sul monte che finalmente avevamo raggiunto.

Piccola Venezia?

L'Arashiyama non è molto alto, ai suoi piedi scorre il fiume che avevamo costeggiato per tutta la durata del viaggio. La zona in cui eravamo approdati, per così dire è abbastanza suggestiva perchè il fiume ad un certo punto inizia ad allargarsi fino a formare una specie di lago e poi proseguire riacquistando la sua forma regolare. Proprio nel punto di massima ampiezza era stato allestito un porticciolo con altre strutture in legno e molte barche blu ed alcune di legno verniciate di un rosso opaco facevano da strane gondole in quel paesaggio. C'erano anche le barche lunghe per più di due persone (anzi per intere vagonate di gente) ed erano guidate dai veri e propri gondolari. Sembrava di stare a Venezia tant'è che ho espresso il concetto ad alta voce ed una vecchietta si è girata forse capendo che ero Italiano. Sia a me che al Polacco ci ha sfiorato l'idea di fare un giro in una di quelle barchette ma, vedendo che erano tutte utilizzate da coppiette (in molte delle quali era lei a remare, alla faccia della galanteria), abbiamo preferito passare.

Il treno

Arrivati poco in cima il mio compagno di viaggio aveva deciso di proseguire avanti verso un altro punto da cui fare delle foto, io invece mi ero fermato alla postazione iniziale dalla quale si poteva godere di una bella vista sull'altro versante montuoso. Malgrado non avessimo scalato chissà quale altezza, da quel punto mi trovavo davvero alto sull'altro lato del monte. Sono stato anche fortunato perchè ho beccato proprio in quel momento il treno che passava per la linea ferrata che si poteva vedeva snodarsi attraverso i monti in lontananza dal punto di osservazione in cui mi ero fermato. Mi sembra di aver capito che si tratta di un'attrazione abbastanza famosa, quella del treno che passa per quella pista ferrata (il treno inoltre era un treno d'epoca, non uno di quelli moderni). Erano in tanti lì pronti con le macchine fotografiche intenti ad aspettare chissà cosa; poi ho realizzato.

Ritorno

Appena l'orario ha iniziato a puntare le lancette dell'orologio verso le 17.00 abbiamo capito che era meglio iniziare ad incamminarsi (si fa per dire) verso casa. Salutato l'Arashiyama, assieme alle tante altre persone che piano piano iniziavano a raccattare tutto, ci siamo diretti verso le nostre bici e abbiamo rimesso i nostri provati deretani in sella pronti per altri 50 kilometri di strada.

Cherry Blossom

Mentre eravamo in bicicletta e ripercorravamo la strada che ci aveva portati prima, mi è venuto automatico pensare che probabilmente tutto quello spettacolo di Sakura in fiore sarebbe stata l'ultima volta che lo avrei visto. Forse.

Cosmonaut

La strada al ritorno è sembrata più lunga del solito ma penso che si tratti della solita vecchia storia. Mentre pedalavamo, questa volta senza neanche una sosta a parte qualche ultima foto al tramonto che ci accompagnava alla destra del nostro percorso, il cielo finalmente si era aperto del tutto lasciando spazio a quelle tonalità turchese che si possono vedere solo quando il sole cala. Gli ultimi venti kilometri li abbiamo fatti sotto un cielo blu scuro e le stelle tanto nitide da sembrare quasi di poterle toccare.

5 centimeters per second

L'avventura dei Sakura, se così la vogliamo chiamare, dunque si è conclusa lasciando Kyoto in una splendida domenica d'Aprile. Per quanto sia rimasto spesso ad ammirare i Sakura in fiore e a stupirmi nel mezzo di questi paesaggi rosa mozzafiato, ancora non so dire se i petali di Sakura cadano al suolo per davvero a 5 centimetri al secondo.

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Published on: Sunday 22th April 2012 at 6:3, Last modified on: Sunday 22th April 2012 at 6:3, Number of views: 0
Sakura blossom - Duecentoventunesimo giorno

Questi giorni sono stati bellissimi. C'è una sola parola per descriverli: Sakura.

Domenica a Kyoto

La scorsa Domenica siamo stati io l'amico Polacco e l'amica Finlandese a Kyoto per vedere i Sakura in fiore. Sanna (la collega Finladese del Vulcanus) era venuta il giorno prima, ma non avendo trovato posto per dormire è stata da me. In questo periodo i fine settimana sono molto affollati qui nella regione del Kansai e del Kinki, quindi chi vuole sperare in una gita all'ultimo minuto rimane deluso perchè hotel e posti per dormire sono tutti pieni. E' stata una giornata anche quella, come le ultime, di sole e temperature da poter stare a maniche corte per il caldo che faceva. Inutile dire che gli alberi in fiore erano spettacolari.

Quella Domenica siamo arrivati alla stazione e assieme a Louis (il collega Vulcanus Inglese) siamo partiti per il tour che avevamo programmato: vedere i Sakura lungo il fiume, poi dirigerci ad Est della città, fare il Percorso del Filosofo ed infine vedere un poco di templi e le illuminazioni notturne dei Sakura al Kiyomizudera (清水寺). Tutto senza mai prendere un bus o la metro, solo i cari nostri piedini che, neanche a dirlo, a fine giornata minacciavano di entrare in sciopero per l'intera settimana successiva.

Una città che non fa poi così paura

La cosa che sorprende di più della città di Kyoto è il fatto di essere una città grande, però è soltanto la parte centrale della città ad essere molto densa e piena di palazzoni, ovvero la zona della stazione centrale (una costruzione davvero gigantesca che sembra, a vederla da lontano, un aereoporto); quando ci si incammina per strade e stradine e ci si allontana dal centro sembra poi di essere in un paesello (forse ho esagerato, ma l'allusione è chiara). Kyoto non ha tantissimi palazzi e grattacieli, anzi direi che non ne ha proprio. Dei palazzi grandi ci sono ma non sono grattacieli. Poi è un reticolato di piccole casette e costruzioni basse. In questo tessuto urbano particolare c'è una cosa che rende questa città davvero singolare: la stragrande quantità di templi sia al centro che verso la periferia.

Prima tappa: il fiume

Siamo partiti dalla stazione e ci siamo diretti verso Est per incontrare il fiume Kamo (鴨川) e, una volta raggiuntolo, abbiamo tirato verso Nord lungo le sue sponde. Il fiume Kamo è molto famoso a livello turistico specialmente in questo periodo per via degli alberi di Ciliegio che ci sono sulle rive. Abbiamo fatto molta strada e tantissime foto. I ciliegi rosa e bianchi in fiore erano fantastici malgrado fosse un tantino presto per vederli, sembra che quest'anno l'intera stagione della fioritura dei Sakura abbia anticipato di una settimana.

Già, infatti in Giappone in questo periodo le previsioni del tempo e i vari metereologi delle emittenti televisive sono occupati nei calcoli matematici più complicati per predirre con estrema precisione i giorni di fioritura dei Ciliegi. Il mio non è uno scherzo o una battuta, si tratta della verità. In questi giorni nei programmi televisivi e in Internet non si parla di altro che di questi benedettissimi Sakura in fiore e tutti i Giapponesi si dirigono al Sud o nella zona centrale del Giappone per vedere questi alberi fiorire. E' una tradizione che rende questo paese molto famoso ad Aprile, il bello è che grazie alle condizioni climatiche eterogenee, i ciliegi fioriscono in diversi periodi del mese a seconda della zona che si considera. I più tardivi sono in genere al Sud, quindi chi non ha avuto la possibilità di vedere i Ciliegi fiorire tutto Aprile, ha ancora speranza verso la fine del mese.

Percorso del Filosofo

Dopo il fiume abbiamo iniziato a deviare tra alcune stradine interne, c'erano dei posti favolosi, ad un certo punto ci siamo addentrati in una strada vedendo da lontano molti ciliegi rosa. Attirati come api abbiamo deciso di dare un'occhiata e ci siamo imbattuti in un viale alberato fantastico. Kyoto è davvero una città formidabile.

Infine siamo giunti poi alla nostra meta: il Percorso del Filosofo. Si tratta questo di un camminamento lungo un fiume abbastanza stretto dove, ai lati, ci sono solo alberi di Sakura che, naturalmente, erano in fiore. E' stato come in un film, questi alberi rosa e bianchi tutti in fiore facevano da cornice a questo percorso che, se pur pieno di gente, è risultato essere una bella tappa per davvero. Eravamo tutti lì a fotografare questi alberi, delle volte c'erano interruzioni del flusso (eravamo davvero tanti) perchè qualcuno voleva fare una foto particolare e il soggetto in posa e il povereto che doveva fare la foto bloccavano il passaggio; però devo dire che non ci sono mai state lamentele. Già me la immaginavo questa scene dalle mie parti.

Durante il percorso c'erano anche dei venditori ambulanti per un pranzo veloce. Io e l'amico Polacco (il cui nome ho ormai rinunciato a pronunciare) abbiamo mangiato Yaki Soba (Soba fritta ovvero: 焼きそば). La Soba (そば) sono degli spaghetti sostanzialmetne. Non bisogna confonderli con gli Udon (うどん) che però sono più spessi. Dopo aver finito il nostro pasto veloce, che più che avermi riempito la pancia me l'aveva letteralmente tappata (caratteristica per cui Soba e Udon sono particolarmente famosi), abbiamo continuato il tragitto fino alla fine. Il percorso termina in un punto dove è possibile avere accesso a diversi templi. Da lì siamo poi andati a zonzo persi tra i vari Jinja (神社: templi Shintoisti) e Tera (寺: templi Buddisti).

Kiyomizudera e illuminazioni notturne

Appena ha iniziato a scurire un poco abbiamo deciso di iniziare la via per rientrare. Abbiamo quindi ripercorso, a passo più svelto la strada di prima e invece di ritornare alla stazione, scendendo comunque nella sua direzione, abbiamo deviato di nuovo ad Est per il Kiyomizudera (清水寺). Si tratta questo di un tempio (come è possibile notare dall'ultimo kanji del nome, si tratta di un tempio Buddista) molto famoso a Kyoto per via della sua posizione. Si trova, come detto prima, ad Est della città ma a Sud del Percorso del Filosofo. Da questo tempio è possibile vedere tutta la città per via del fatto che è costruito lungo il versante dei monti orientali che fanno da sponda all'ex capitale del Giappone.

Panorama eccezionale

Ma il bello di questo tempio è la strada per raggiungerlo. Si passa attraverso molti altri templi minori in una stradina che poi, più avanti, sembra passare attraverso una vecchia cittadina vicino Kyoto rimasta ancora quasi intatta con le abitazioni tradizionali e le viuzze stile mercatino. La strada è tutta in salita e bisogna ricordarsi, ogni tanto, di fermarsi e voltarsi indietro per godere di una vista davvero particolare. Al termine della salita, la strada non è molto larga, si può ammirare l'ingresso del tempio.

Illuminazioni e line cutting

La fila era davvero incredibile e anche abbastanza scoragiante, l'ingresso, data l'affluenza, veniva gestita a turni. Quando siamo arrivati davanti al tempio e abbiamo appurato la situazione, abbiamo deciso di fermarci un momentino a riposare sulle gradinate ed aspettare il successivo turno in maniera da aspettare che Ecaterina (l'amica dalla Romania) arrivasse. Quando ci siamo poi ritrovati tutti assieme abbiamo deciso di metterci in fila, ma essendo questa davvero molto lunga (e il tempo a nostra disposizione non sufficiente), ci siamo guardati negli occhi un poco tutti e, con mio stupore, abbiamo tacitamente deciso di fare una cosa che non dovrebbe mai essere fatta: tagliare la fila. Eh si, una volta almeno dovevamo farlo, personalmente non me la sentivo, la mia nazionalità purtroppo è accompagnata da moltissimi luoghi comuni, uno tra i tanti quello per cui gli Italiani non rispettano la fila (che in effetti tende ad essere vero). Sempre, da quando viaggio, mi sono ripromesso di dare il buon esempio in questo senso e non ho mai tagliato la fila sia in patria che all'estero. Però alla fine i miei amici mi avevano convinto in questa impresa perversa. Ho placato il mio animo in subbuglio dicendomi che i Giapponesi possono venire qui ogni volta che vogliono mentre io non posso; quindi più per una legge di sopravvivenza che per altro, mi sono fatto forza e abbiamo tagliato a fila senza troppo sforzo. Chiedo scusa pubblicamente per il gesto invitando i miei connazionali a non tagliare la fila in Giappone (da che pulpito viene la predica).

Una volta entrati siamo saliti nella struttura in legno del tempio davvero molto bella e siamo pri andati verso il corridoio costruito all'erserno dirimpetto alla parete montuosa che proteggeva il tempio. E' stato molto affascinante perchè da quel punto si può vedere tutto il tempio (suggestivo perchè costruito su una specia di spuntone di roccia rialzato rispetto alla parte sottostante dei giardini) e anche la città di Kyoto. Il punto i osservazione permette di avere una visuale completa della città, si può vedere anhe la torre e la stazione cenrale ergersi dal tessuto urbano. Siamo rimasti appoggiati alla ringhiera di quella specie di corridoio (assieme a molti altri turisti) fino a che il sole si è definitivamente celato dietro i monti ad Ovest. Da quel momento in poi, hanno iniziato ad accendere le luci i gli alberi, il tempio e le strutture iniziavano a predere un colore particolare mano a mano che la luce naturale si affievoliva e quella artificiale cercava di compensare la sua mancanza. I colori erano spettacolari proprio quando il sole era calato da non più di dieci minuti: la luce naturale era fioca ma assieme alle luci diafane del tempio creava un'atmosfera quasi irreale, non c'erano ombre e i riflessi sembravano quasi dar vita ad una scena da film o meglio da cartolina.

Rientro

La folla era davvero tanta, ci siamo dovuti separare e io, Ecaterina e Louis siamo andati verso la stazione senza aspettare l'amico Polacco e l'amica Finlandese (che sarebbe tornata a Tokyo quella sera stessa). Arrivati a Nara siamo crollati a letto. Louis si è dovuto svegliare presto (non trovando coincidenze sufficienti per tornare a casa è rimasto a dormire da me) per tornare al lavoro la mattina dopo, ed io pure.

Byousoku 5 Centimeter

秒速五センチメーテル significa 5 centimetri al secondo e si crede essere la velocità con cui i petali dei fiori di Ciliegio cadono al suolo. Qui in Giappone questa frase è abbastanza nota e credo che queste tre parole descrivano al meglio questi giorni. Quella dei Sakura Blossom è davvero una stagione speciale qui in Giappone. Ormai però quasi tutti i Ciliegi hanno completato la fioritura e a parte qualche giorno di nevicate di questi petali (atmosfera davvero stile anime/manga), ormai le chiome dei Sakura sono diventate completamente verdi.

Il viale che percorro ogni giorni in bicicletta per andare al lavoro, quello lungo il fiume con i Ciliegi di lato, da che era adornato di alberi spogli si era trasformato in una distesa rosa di fiori; adesso però le chiome verdi nascondono il fiume.

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