Domenica 15 io e l'amico Polacco abbiamo deciso di fare una follia: andare a Kyoto e tornare in bicicletta.
Andata e ritorno, jitensha a tutta birra (naturalmente si fa per dire)
Facendo un rapido resoconto numerico ecco quello che ci aspettava: 45 kilometri (sola andata) di pista ciclabile da Kizugawa (傷川) a Kyoto Arashiyama (嵐山), scarpinata e salita del monte Arashiyama, 13 kilometri circa dalla stazione di Nara all'inizio della pista ciclabile. In tutto 116 kilometri in teoria; in pratica, saranno stati almeno 130 a causa del fatto che abbiamo deviato dal percorso ciclabile una volta giunti a Kyoto.
Un Sabato strepitoso
In realtà però la storia comincia dal giorno prima: Sabato. Era stata una giornata perfetta oserei dire, un sole bello ed un cielo praticamente sgombro di nuvole. Si trattava dell'ultimo finesettimana che ci permetteva di poter vedere i Sakura in fiore, la settimana dei Sakura full blossom. Avevamo quindi deciso, sia per la bella giornata, che per la mancanza di soldi, di riandare a Kouriyama (郡山) per vedere i Sakura del castello Kouriyama-jo (郡山城). Io ero andato già prima assieme ai miei colleghi in quel posto la settimana scorsa e anche l'amico Polacco ci era stato (molto prima però). Si tratta di un posto davvero bello con un castello al centro della zona abitata, non grande, al cui centro è anhe presente un tempio Buddista.
Mentre vagavamo tra gli alberi di Sakura e facevamo foto, ad un tratto una coppietta seduta su un telo vicino a dei Sakura intenta nel praticare l'Hanami (花見 ovvero mangiare e bere sotto gli alberi di Ciliegio durante la loro fioritura, una specie di pic nic di Aprile) ci ha richiamati invitandoci a sedere e bere con loro. A me non sarebbe dispiaciuto ma il Polacco ha voluto che rifiutassimo. In effetti poteva avere un poco ragione in quanto l'Hanami si basa soprattutto sul bere, non ci avrebbero lasciati andare facilmente se prima non avessimo bevuto un'intera birra con loro. Però ribadisco il mio concetto: mitici Giapponesi.
Dopo Kouriyama e il castello (da Nara saranno stati 13 kilimetri o giù di lì), siamo tornati verso Yamato-Saidaiji (大和西大寺), la cittadina che passiamo ogni giorno per andare al lavoro (si tratta anche di una stazione che fa da snodo principale sulla linea ferrata della Kintetsu; da lì si può cambiare per tutte le direzioni, Osaka e Kyoto comprese). Ormai era mezzogiorno passato e siamo tornati in direzione di Nara. E' stato tornano che abbiamo deciso l'indomani di imbarcarci in questa famosa pista ciclabile e vedere se saremmo riusciti a ritornare sani e salvi a Nara (o a fare almeno il primo tratto).
Partenza
L'indomani, con un poco di ritardo sulla tabella di marcia (quando si ha a che fare col Polaco è tutta una tabella di marcia, bah almeno si fanno cose interessanti con lui), non per colpa mia sia chiaro, e siamo partiti con le bici che il giorno seguente avevamo controllato (alla mia ho dovuto gonfiare le gomme che erano pochetto a terra, il bello è che l'ho fatto davanti casa mia, in una stazione per le gomme da bici a costo zero fai-da-te). Equipaggiamento: macchina fotografica, zainetto, felpa arancione catarifrangente, maglietta da corsa a maniche lunghe, maglietta da corsa a maniche corte, pantaloncino da corsa e calzamaglia sportiva che faceva un poco di freschetto.
Andata
Verso le 10.30 circa abbiamo raggiunto Kizugawa e da lì abbiamo iniziato il nostro percorso. Si tratta proprio di una pista ciclabile con tanto di marker che (ogni 6 o 10 kilometri) indica quanto manca all'arrivo a Kyoto Arashiyama. I primi dieci chilometri sono passatti abbastanza traquillamente e devo dire che scorrevano infretta malgrado non stessimo forzado tantissimo. Mi sono stupito nel realizzare quanto facile sia stato macinare 25 kilometri o poco più senza quasi mai fermarci. Siamo andati avanti spediti (senza troppa fretta) e in men che non si dica eravamo già a metà percorso. Strabiliante!
Durante il tragitto abbiamo potuto anche appurare come non eravamo gli unici a fare quella pista. A quanto pare erano anche altri a voler arrivare a Kyoto in bicicletta. C'erano ragazzi, ragazze, pure i vecchietti erano in bici con le loro attrezzature da sembrare professionisti (e magari lo erano pure). Un poco la cosa ha colpito il mio orgoglio, ma è stato comunque bello non essere gli unici pazzi in Giappone a farsi tanti kilometri in bici (abituati ai nostri 24 kilometri giornalieri casa-lavoro lavoro-casa).
Arrusti e mangia, versione nipponica
Prima di arrivare a Kyoto, verso circa metà del percorso ci siamo imbattuti in uno strano ingorgo umano. La pista ciclabile si snoda attravero un percorso che in sostanza costeggia costantemente il fiume (non so se è sempre lo stesso o meglio non me lo ricordo), però a tratti costringe i ciclisti a deviare sull'altra sponda o a passare in mezzo a delle zone abitate. Poco dopo il venticiquesimo kilometro abbiamo iniziato ad intravedere un ponte davvero molto grande (un ponte autostradale) ed il fiume in quel frangente iniziava ad allargarsi più del doppio. Mentre proseguivamo e ci avvicinavamo al punto di incontro tra il nostro percorso e l'imbocco del ponte sulla destra, ci siamo dovuti bloccare perchè lungo la pista ciclabile (che faceva anche da marciapiede) c'erano un sacco di persone in transito. Proprio all'incrocio stradale che sulla destra dava verso il ponte, mentre perpendicolarmente era attraversato dalla naturale continuazione del nostro percorso (la pista ciclabile però deviava a destra in direzione del ponte), un sacco di gente andava e veniva verso sinistra. Inoltre i passeggiamenti laterali sul ponte erano pieni di gente e non si capiva dove si stessero dirigendo. Ci abbiamo messo un poco ma poi abbiamo fatto 2 + 2. Alla nostra sinistra c'era un montre con un tempio a metà della sua altezza che sembrava essere stato incastonato sulla sua superficie. Inoltre, mentre attraversavamo il ponte a piedi e bici alle mani, visto il vagar di così tante persone, abbiamo vesto che lungo il fiume che tavamo attraversando, sul bordo destro, c'erano un sacco di alberi di Sakura in piena fioritura, e un sacco di Giapponesi stesi al suolo a prendere il sole, sotto gli alberi a mangiare oppure chi addirittura ad arrostire cibarie. In sostanza, un'uscita domenicale stile barbeque in piena regola.
Hanami a tutta birra (e questa volta non si fa per dire)
Qui in Giappone c'è una parola che descrive l'uscire e mettersi sotto gli alberi di Sakura a mangiare stile pic pic e soprattutto a bere: Hanami (花見). Come ho già anticipato in precedenza si tratta di un'usanza che riguarda prettamente il periodo della fioritura dei Ciliegi. L'attività fodamentale di questa usanza è il bere più del mangiare. Non a caso, infatti, si vedevano, lungo la strada, un sacco di Giapponesi tornare a braccetto o barcollando nell'evidente tentativo di riacquistare un equilibrio almeno apparente.
CI siamo un poco stupiti io e Przemyslaw (questo il nome inpronunciabile del Polacco) mentre attraversavamo il ponte e vdevamo tutta quella gente intenta a bere e mangiare in uno stile da pic nic tutto nipponico. Nel mio caso mi ha piacevolmente ricordato l'usanza Siciliana dell'Arrusti e Mangia.
Arrivo a Kyoto
Quando eravamo a circa 5 kilometri dalla destinazione abbiamo fatto fatica a ritrovare la pista ciclabile. Un difetto di questo percorso è che quando si interrompe bisogna ritrovarlo. A volte il relativo cartello che ne indica il proseguo si trova abbastanza vicino dal punto dell'interruzione, ma altre volte bisgogna cercarlo meglio. Stufi di questo io e il Polacco, oramai arrivati a Kyoto, avevamo deciso di mandare a quel paese il percorso e dirigerci verso la stazione centrale nel bel mezzo della città; da lì sapevamo come raggiungere l'Arashiyama (basta tirare ad Ovest e continuare dritto).
Abbiamo raggiunto la stazione verso le 14.30 circa mi pare di ricordare. Una volta lì abbiamo inforcato le machine fotografiche e fattoci una foto con le bici con lo sfondo dietro della stazione centrale. Sorriso sul volto avevamo comnpletato il percorso che fino a prima facevamo solamente in treno. Se devo essere sincero non eravamo stanchissimi, però la fame iniziava a far si che i nostri stomaci iniziassero a mettersi in moto senza il minimo accorgimento che vi fosse o meno qualcosa da digerire (se non avessimo trovato entro 15 minuti un posto per sederci e mangiare ci saremmo autodigeriti o probabilmente ci sarebbero potuti essere spiacevoli episodi di cannibalismo).
Grazie al cielo, lungo la strada abbiamo trovato un Sukiya (すき家, una catena i ristoranti Giapponesi, si tratta anche di fast food però con piatti tipici invece dei burger) e li ci siamo fermati a mangiare. In effetti si era visto lì lo sforzo che avevamo fatto perchè appena mi è arrivato il piatto davanti mi ci sono fiondato finendo in meno di tre minuti la porzione large di riso e carne che avevo ordinato. RIprese un poco di forze ci siamo rimessi sul sellino e abbiamo raggiunto l'Arashiyama.
Arashiyama
Siamo arrivati infine all'Arashiyama per vedere gli ultimi fiori di Ciliegio nella loro fioritura completa. Si tratta questo di un monte abbastanza famoso per l'Hanami o anche semplicemente per vedere i Sakura in fiore. Quando siamo arrivati, alla fine della pista ciclabile alla quale ci eravamo ricongiunti, ci ha accolto un'atmosfera viva e allegra con alberi di Sakura d'appertutto e una marea di gente e bambini in giro. Molti di loro avevano preparato i teli per terra stile pic nic, molte coppie si erano sistemate in riva al fiume o sotto i ciliegi e tantissimi chioschetti di roba fritta, soba, udon ed altro erano pronti a sfamare un poco tutti. Abbiamo fatto molte foto in quel frangente e mentre percorrevamo di lato il fiume, dopo aver attraversato un altro ponte, finalmente abbiamo iniziato a salire un poco sul monte che finalmente avevamo raggiunto.
Piccola Venezia?
L'Arashiyama non è molto alto, ai suoi piedi scorre il fiume che avevamo costeggiato per tutta la durata del viaggio. La zona in cui eravamo approdati, per così dire è abbastanza suggestiva perchè il fiume ad un certo punto inizia ad allargarsi fino a formare una specie di lago e poi proseguire riacquistando la sua forma regolare. Proprio nel punto di massima ampiezza era stato allestito un porticciolo con altre strutture in legno e molte barche blu ed alcune di legno verniciate di un rosso opaco facevano da strane gondole in quel paesaggio. C'erano anche le barche lunghe per più di due persone (anzi per intere vagonate di gente) ed erano guidate dai veri e propri gondolari. Sembrava di stare a Venezia tant'è che ho espresso il concetto ad alta voce ed una vecchietta si è girata forse capendo che ero Italiano. Sia a me che al Polacco ci ha sfiorato l'idea di fare un giro in una di quelle barchette ma, vedendo che erano tutte utilizzate da coppiette (in molte delle quali era lei a remare, alla faccia della galanteria), abbiamo preferito passare.
Il treno
Arrivati poco in cima il mio compagno di viaggio aveva deciso di proseguire avanti verso un altro punto da cui fare delle foto, io invece mi ero fermato alla postazione iniziale dalla quale si poteva godere di una bella vista sull'altro versante montuoso. Malgrado non avessimo scalato chissà quale altezza, da quel punto mi trovavo davvero alto sull'altro lato del monte. Sono stato anche fortunato perchè ho beccato proprio in quel momento il treno che passava per la linea ferrata che si poteva vedeva snodarsi attraverso i monti in lontananza dal punto di osservazione in cui mi ero fermato. Mi sembra di aver capito che si tratta di un'attrazione abbastanza famosa, quella del treno che passa per quella pista ferrata (il treno inoltre era un treno d'epoca, non uno di quelli moderni). Erano in tanti lì pronti con le macchine fotografiche intenti ad aspettare chissà cosa; poi ho realizzato.
Ritorno
Appena l'orario ha iniziato a puntare le lancette dell'orologio verso le 17.00 abbiamo capito che era meglio iniziare ad incamminarsi (si fa per dire) verso casa. Salutato l'Arashiyama, assieme alle tante altre persone che piano piano iniziavano a raccattare tutto, ci siamo diretti verso le nostre bici e abbiamo rimesso i nostri provati deretani in sella pronti per altri 50 kilometri di strada.
Cherry Blossom
Mentre eravamo in bicicletta e ripercorravamo la strada che ci aveva portati prima, mi è venuto automatico pensare che probabilmente tutto quello spettacolo di Sakura in fiore sarebbe stata l'ultima volta che lo avrei visto. Forse.
Cosmonaut
La strada al ritorno è sembrata più lunga del solito ma penso che si tratti della solita vecchia storia. Mentre pedalavamo, questa volta senza neanche una sosta a parte qualche ultima foto al tramonto che ci accompagnava alla destra del nostro percorso, il cielo finalmente si era aperto del tutto lasciando spazio a quelle tonalità turchese che si possono vedere solo quando il sole cala. Gli ultimi venti kilometri li abbiamo fatti sotto un cielo blu scuro e le stelle tanto nitide da sembrare quasi di poterle toccare.
5 centimeters per second
L'avventura dei Sakura, se così la vogliamo chiamare, dunque si è conclusa lasciando Kyoto in una splendida domenica d'Aprile. Per quanto sia rimasto spesso ad ammirare i Sakura in fiore e a stupirmi nel mezzo di questi paesaggi rosa mozzafiato, ancora non so dire se i petali di Sakura cadano al suolo per davvero a 5 centimetri al secondo.